Fare bene contro le scorciatoie della mediocrità

Nei momenti di svolta economica, come quelli che stiamo vivendo, spesso è difficile mantenere uno sguardo lucido. Prendiamo il settore immobiliare: negli ultimi cinque anni ha subito trasformazioni radicali sia a livello di quotazioni sia nelle strategie di compravendita. Ma più che di trasformazioni, credo sia più appropriato parlare di evoluzioni. Cosa cambia? Che un’evoluzione è un percorso, con piccole – quasi impercettibili – variazioni, che alla fine portano a un nuovo equilibrio. Incapaci di uno sguardo attento, però, interpretiamo il nuovo assetto come qualcosa di assolutamente inaspettato. La prima reazione è rifugiarsi nel passato, pensare “si stava meglio quando si stava peggio”. Oppure reagire in maniera convulsa alle nuove sollecitazioni. Il tutto, spesso, abbassando il livello di ciò che facciamo. Il mercato va veloce? Allora servono risposte rapide, anche se imprecise. Si fa la guerra sui prezzi? Bene, diminuisco i servizi per essere competitivo. Tutte queste risposte sono – a mio modo di vedere – scorciatoie, cioè manifestazioni di mediocrità. E da eccezione diventano abitudine, costume imprenditoriale. Invece, proprio nei momenti di cambiamento è necessario essere aperti alle nuove opportunità, ma senza abdicare alla precisione, alla responsabilità, alla trasparenza. Scommettere, rilanciare, a volte rischiare, ma senza giocare al ribasso, senza fare della mediocrità una strada veloce per ottenere un risultato.

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Uomini di valore: energie fresche per il presente

Si parla spesso di gioco di squadra, di reti di imprese, di network. L’unione fa la forza, si dice, e probabilmente è vero. Ma perché unirsi e rinunciare a una parte della propria indipendenza? Se la domanda è provocatoria, nessun problema: lo è perché vorrei che provocasse una reazione, un dibattito, un incontro. Ho riflettuto molto sul significato dell’unione fra professionisti. L’analisi che ho fatto mi ha portato a ritenere che ci si unisce per un obiettivo da raggiungere, per avere una voce sola che esprime il pensiero di molti. In sostanza, a unire è un progetto futuro, qualcosa che ancora non esiste. Qualcosa che potrebbe essere, ma anche non essere. In questo senso, il passaggio da progetto a promessa – dal mio punto di vista – è molto facile, quasi inevitabile. Quello che spesso manca, invece, è una sinergia che parte nel presente e che parli del presente. Senza chiudere gli occhi o nascondendo la polvere sotto il tappeto. Ma affrontando con energia, ottimismo e competenza le priorità: fare l’inventario di ciò che funziona e di ciò che non funziona, scomporre, analizzare e ricomporre gli elementi per avere una visione nuova ed efficace. Per realizzare questo non servono visionari, idealisti o imbonitori, ma persone e professionisti che non hanno paura di cambiare, perché hanno tutta l’esperienza di chi nella vita ha avuto il coraggio di essere parte attiva del cambiamento. Perché sanno agire e non semplicemente reagire.

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