Urbanistica: da regolamento a visione del futuro

La necessità di alleggerire il mercato da procedure soffocanti era lo spunto di riflessione emerso domenica scorsa. Poter gestire in modo più snello le proprietà immobiliari, tuttavia, non basta: serve intervenire anche sul piano urbanistico. Una casa, un appartamento, perfino un posto auto, sono in relazione con un contesto ambientale. Ed acquistano valore e funzionalità in base a questa relazione. Il motivo sembra banale, ma è bene esplicitarlo: al centro dell’attenzione di entrambi c’è – o dovrebbe esserci – la persona. La città e i quartieri quindi devono tornare a essere la culla culturale dove crescono i ragazzi e dove vivono genitori e nonni. È il concetto della polis greca. Ma è essenziale abbandonare l’idea di un’urbanistica che si limita a regolamentare. Serve cambiare prospettiva: iniziare a pensare a una visione d’insieme, che unisca il presente e il futuro di una città. È una responsabilità che coinvolge tutti. Non solo gli amministratori, ma anche – e soprattutto – i professionisti, che con il loro lavoro, ogni giorno, rendono vivace, produttiva, energica una città. Ora, credo, sia il tempo di trasformare questa propulsione in cambiamento. Senza deleghe. E senza protagonismi.

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Metodi e modelli: una proposta concreta

Il grande patrimonio di competenze e la lunga tradizione italiana in fatto di edilizia e immobili sono stati fra i fattori che hanno contribuito a trasformare la casa in un asset strategico per l’economia. Prova ne è il fatto che se il mondo delle compravendite si ferma, a catena si indeboliscono altri segmenti produttivi. Il mercato immobiliare, labbiamo già visto, si sta rialzando, ma non decolla. Come mai? Ci sono interventi che possono migliorare le prospettive? Credo proprio di sì e faccio un esempio. Negli Stati Uniti un’unica società può arrivare ad amministrare proprietà immobiliari estese, che raggruppano diversi edifici in un solo quartiere. Decidere di riqualificare, intervenire e portare a termine un progetto è quindi molto più semplice e veloce. In Italia, invece, il frazionamento della proprietà porta spesso allo stallo: tanti interlocutori, tante idee diverse e quindi la difficoltà di arrivare a un punto d’incontro. Risultato? Impoverimento del patrimonio immobiliare e, nel lungo periodo, svalutazione urbanistica. Questo è un esempio per portare alla luce l’urgenza di snellire i processi decisionali, razionalizzare gli interventi, eliminando procedure sterili e vincoli soffocanti.

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L’Italia riparte, se riparte l’immobiliare

Prendo a prestito il titolo di questa domenica dal convegno organizzato a Roma dallassociazione di categoria degli agenti immobiliari FIAIP. Un “furto” innocente, che esprime in realtà il mio apprezzamento per il coraggio e la sensibilità di aver toccato un tema chiave. Non solo nei contenuti, ma anche nel metodo. A Roma, infatti, notai, avvocati, commercialisti, ingegneri, imprese e associazioni di categoria si sono seduti allo stesso tavolo per condividere punti di vista e prospettive: vere sessioni di lavoro, dalle quali è emerso il ruolo cardine di chi opera nelle compravendite e negli affitti. La casa è stata, ed è, il punto di riferimento sociale, ed economico, del nostro Paese. Attorno a essa si crea lavoro, sviluppo, si decidono assetti urbanistici, addirittura l’identità di un territorio. E il consulente immobiliare è lanello di congiunzione, la cerniera, fra i professionisti – architetti, ingegneri, geometri, notai, banche e artigiani – e il mercato. Un ruolo chiave dal quale derivano responsabilità e, soprattutto, l’impegno a trovare sempre nuove soluzioni in modo agile, veloce, concreto. Perché l’Italia riparte, se riparte l’immobiliare. Ma limmobiliare sono io, sei tu, siamo noi.

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