La nostra storia è la storia dell’Italia intera

Domenica scorsa parlavo dell’importanza di un territorio per lo sviluppo sociale, culturale ed economico di un’area. Come abbiamo visto, la grande varietà morfologica fa del Veneto lo specchio dellItalia. Ma non solo per quanto riguarda lo spazio fisico: anche la sua storia è simbolo di quella nazionale. Le vicissitudini della Serenissima, le grandi migrazioni, il fiorire nel dopoguerra e fino ai nostri giorni dei distretti produttivi: sono tutti fatti passati, ma che continuano ad essere una preziosa eredità. Non solo per chi in Veneto vi abita. Perché il Nordest, così come tutta lItalia, è unarea di confine, una frontiera, il punto di contatto fra mondi diversi. Lo testimoniano i fatti di cronaca degli ultimi anni, ma ancor prima lo confermano i grandi risultati che l’ingegno italiano ha portato nel mondo. Oggi è il Made in Italy, ma è un fenomeno antico. Ecco, questo bagaglio di esperienze può essere il viatico per risalire alla fonte di ciò che siamo. E siamo frontiera, dal mio punto di vista, siamo trait d’union fra interno ed esterno, importiamo ed esportiamo cultura, merci, idee, innovazione. Questo è ciò che è il Veneto, l’Italia. E questo è ciò che deve continuare a essere.

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Il territorio è radice di identità, storia e futuro

L’epoca in cui viviamo è caratterizzata da innovazioni digitali che ci hanno permesso di conoscere, informarci, creare nuove relazioni e gestirle con un click o di lavorare da casa anche con un semplice computer. Sono strumenti importanti che hanno semplificato e velocizzato molte attività. In tutto questo fenomeno di progressiva dematerializzazione” è essenziale, tuttavia, riscoprire il legame con il territorio. La terra e la conformazione fisica di una regione hanno spesso un’influenza decisiva nel determinare certi tratti culturali. Le grandi città commerciali, per esempio, nascevano su vie fluviali o su scali portuali strategici. Se puntassimo un compasso al centro del Veneto, scopriremmo quante realtà diverse esistono in 100 Km di raggio: le alpi, il mare, la grande pianura, i laghi e i fiumi. Solo dal punto di vista morfologico ci troviamo di fronte a molteplici paesaggi e opportunità. Per questo mi piace dire che il Veneto, per la sua varietà, rappresenta lItalia e può essere un modello di sviluppo. È decisiva una cosa, però: che siano mantenute le diversità, ma siano equiparate le opportunità. Per tutti. Solo così si potrà bilanciare identità e sviluppo, tradizione e competitività.

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Autonomia: un capitale da esprimere, senza sterili protezionismi

Parlare di autonomia è delicato, ma credo sia possibile tentare una discussione libera da preconcetti. Il punto di partenza deve essere proprio la libertà, perché senza di essa qualsiasi ragionamento è viziato fin da principio. Autonomia, infatti, altro non è se non la possibilità di iniziare qualcosa da sé, senza impedimenti esterni: l’unione fra pensiero e azione, l’opportunità di dare realtà a un’idea o a un progetto. Chiaramente la mia autonomia confina con quella degli altri e finisce laddove incontra quella delle altre persone. È un equilibrio – spesso instabile – che si ricostruisce ogni istante: al lavoro, nella fila alle poste, in famiglia, al semaforo. Questo bilanciamento si ritrova anche a livello più ampio fra regioni, stati, nazioni. Per questo sostengo che il Veneto oggi sia una regione forte, che può – e deve esprimere il proprio capitale umano, sociale e culturale. È sul piano delle possibilità che si gioca la sua vera autonomia, non sulla difesa di posizioni e di pregiudizi. Deve poter dare voce alle proprie ragioni, ma cercando la condivisione con le altre regioni in una sintonia articolata. In piena libertà, quindi, ma nel pieno rispetto della libertà degli altri.

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Tasse, autonomia e responsabilità per continuare a correre

La partita sulla ripresa economica si gioca su due fronti: da una parte il rigore dall’altra la libertà. Entrambi servono a mantenere un equilibrio; il rigore, tuttavia, deve essere strategico e aiutare le persone, le aziende e le città a creare opportunità. Per questo leccessiva tassazione, ma anche la burocrazia farraginosa e tutto ciò che rallenta la crescita, sono percepiti come ostacoli al proprio spirito di iniziativa. Ho detto percepito, perché il sistema fiscale in sé stesso è uno strumento utile a garantire diritti e servizi. Ma spesso questa sua funzione è poco chiara. Risultato? Le persone si sentono strette in una serie infinita di adempimenti e sono scoraggiate  nel portare avanti un progetto, addirittura nel pensarlo perché, si dice, tanto in Italia non può decollare: troppe tasse. Ecco, questo è ciò che dobbiamo lasciare al passato. La fiscalità e la burocrazia devono diventare strumenti di crescita. Solo così possono essere il giusto da pagare per iniziare qualcosa e per farla crescere: il mezzo per esprimere la propria autonomia di uomini e di donne, l’opportunità per sentirsi responsabili e orgogliosi di quello che si fa per se stessi e per la collettività.

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