Investire nel territorio per restituire ciò che ci ha dato

Da sempre, le persone cercano di migliorare la propria condizione. Per questo cambiano città, scuola, paese, continente. Certamente, un conto è farlo per mancanza di opportunità, un altro è per cercare opportunità. Le nuove generazioni sono l’emblema di questo. Per loro, trascorrere un periodo all’estero è un’occasione per migliorare la lingua e per conoscere stili di vita e approcci differenti. Ed è importante che ognuno costruisca il proprio profilo professionale attingendo alle migliori risorse disponibili, senza limiti geografici. Credo però altrettanto corretto che ognuno trovi il modo di dimostrare gratitudine verso un sistema, quello italiano, che ha offerto occasioni di formazione, di studio e di perfezionamento in modo tanto eccellente da rendere un giovane italiano appetibile all’estero. Ma dall’altra parte, c’è da volgere lo sguardo verso noi adulti e chiederci: fino a quando lasceremo che i nostri giovani cerchino al di fuori ciò che non siamo in grado di offrire qui? Ci vuole uno scatto di orgoglio, soprattutto in un mondo sempre connesso e fluido, come quello in cui siamo oggi. Perché, semplicemente, lerba del vicino talvolta é solo diversa, non più verde.

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Legati al territorio, ma mai provinciali

La storia dell’economia insegna che esistono cambiamenti radicali nei settori di attività di un paese. Questo è evidente, se guardiamo alla storia d’Italia e delle nostre famiglie: fino agli anni 50 lagricoltura imperava, poi è arrivata lindustria, successivamente i servizi, oggi il terziario avanzato. Il Veneto stesso offre esempi eccellenti di grandi distretti produttivi. Penso al mondo della calzatura nella Riviera del Brenta: è un made in Italy che ha portato nel mondo il design della scarpa. Spesso, però, abbiamo fatto fatica ad abbandonare un certo tipo di mentalità contadina. Intendo quell’operosità defilata, inconsapevole, autoreferenziale. Si lavorava tanto e a testa bassa. Ma si lavorava e basta. Nessuno spazio per guardarsi intorno, capire che cosa sta cambiando e come sta cambiando il mondo. Certo la grande alacrità è uno dei valori del nostro territorio, ma non deve impedire di confrontarci con un mondo globale. Molte volte abbiamo pensato che, una volta sistemato ciò che ci riguarda, eravamo a posto. Oggi il presente ci chiede un cambio radicale: uscire dalla zona di comfort e allargare lobiettivo, per ospitare nella nostra fotografia quanto più soggetti possibili.

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Metterci la faccia per difendere opportunità e sviluppo

La grande ricchezza che il Veneto può esprimere ha un grande nemico: i Veneti stessi. Le qualità che nelle domeniche scorse ho passato in rassegna descrivono una regione vivace, in grado di essere prototipo e modello di nuovo sviluppo. Tutto questo grazie alla sua storia, alla sua geografia e alle sua cultura. Spesso, tuttavia, non ha saputo capitalizzare questo patrimonio. Le cause sono molte: una burocrazia che imprigiona, una macchina amministrativa lenta, disuguaglianze che demotivano, indifferenza verso i problemi locali e sterili campanilismi. Questo ha portato a posizioni estreme, talvolta populiste. Credo, tuttavia, che il Veneto abbia bisogno di autonomia più che di isolamento, di connessione più che di chiusura. Sono d’accordo con tanti: lo Stato, spesso, fa di tutto per rendere complicate le cose, ma è tempo che siano le persone a metterci la faccia. L’autonomia, quella vera, non ammette deleghe. Nè all’amministrazione né ai partiti. Il primo passo quindi è dei Veneti stessi. Non per una presunta superiorità rispetto ad altre regioni, ma per creare nuove opportunità per tutti, dimostrare il proprio valore e esprimere il meglio che l’Italia sa offrire.

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I privilegi che uccidono l’eccellenza

La diversità è un elemento essenziale in natura: senza di essa, l’evoluzione si fermerebbe. Perché è la diversità a creare le basi per adattarsi a contesti nuovi e quindi vincere nuove sfide. Questo fenomeno si ritrova anche a livello culturale ed economico. In un caso, infatti, la chiamiamo selezione naturale, nell’altro libero mercato. La metafora che potrebbe descrivere al meglio queste dinamiche è quello di una gara sportiva: siamo tutti ai nastri di partenza, ma solo uno, alla fine, è il vincitore. La cosa importante è che si inizia tutti dalla stessa linea: non c’è chi scatta con due metri di vantaggio e chi lo fa prima dello start è squalificato. Ecco, lo sport può insegnarci molto, perché spesso i privilegi, le furbizie e le scorciatoie portano alcuni a partire avvantaggiati rispetto ad altri. E questi ultimi, pur se eccellenti, rischiano spesso di arrivare secondi o terzi. L’Italia, il Veneto, Padova hanno bisogno che siano azzerati i privilegi ed eliminati quegli elementi che appesantiscono la corsa. In una parola: opportunità. Perché le eccellenze nascono dove ci sono le condizioni per esprimerle. Questa è la vera sfida, se vogliamo competere nel presente e vincere nel futuro.

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