Unire le eccellenze per combattere la mediocrità

I leader ci sono. E spesso sono soli. Cosa potrebbe accadere se si unissero? Perché mancano le condizioni che permettono di creare sinergie? Credo che sia una questione di politica, nel senso ampio del termine, e di statistica. La base dellagire di unistituzione, di un partito, di unassociazione di categoria è il consenso. Più persone sono dalla mia parte più è grande il mio potere. Per questo conta la massa, la quantità di individui, la percentuale sul totale. E l’attenzione quindi è sempre rivolta a creare questo bacino di utenti, di associati, di elettori. Si lavora sul livellamento, sullaccrescere la media. E ci si dimentica di coltivare leccellenza, di creare contesti in grado di valorizzarla. Spesso, tuttavia, la media diventa mediocrità, populismo, risposta alla pancia della gente. Il leader, invece, guarda oltre, cerca strade alternative, rimodella il suo pensiero alla luce del presente ed è attaccato ai valori ma è flessibile nelle strategie. E non ha paura di condividere ciò che sa e ciò che è, perché donare un’idea arricchisce la collettività senza impoverire il donatore. Perché le idee non si comprano e si vendono, ma sono l’unica risorsa d’energia inesauribile.

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Fare, fare bene e condividere

Domenica scorsa ho tracciato quello che secondo me è il ritratto del leader. La cosa bella è che ne esistono molti di più di quelli che crediamo. Perché sono il nostro vicino di casa, il collega, l’impiegato, il notaio o l’avvocato che incrociamo ogni giorno. Sono tutte persone che amano il prossimo, non hanno paura di agire, mantengono le promesse, sono leali. Da queste qualità nasce la loro autorevolezza, che non è frutto di arroganza o di arrivismo, ma è l’espressione di quello che sono nel profondo. Da sole fanno già molto per la collettività, ma insieme cosa potrebbero fare? Ecco che è necessario mettere vicini e insieme questi leader, perché sempre di più la società ha bisogno di persone e pensieri positivi, individui capaci e sensibili. Persone che hanno capito che il far da sé è qualcosa di incompatibile con il far per sé. Uomini e donne consapevoli che la felicità, le conquiste e le idee sono vere solo quando sono condivise. Solo unendo questi capitani coraggiosi sarà possibile fare fronte a quei vuoti che le istituzioni, le grandi economie e l’astratta finanza non riescono a capire e a coprire.

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Chi sono i leader di oggi?

È una domanda cruciale quella che vorrei porre in questa domenica. Perché oramai sono passate le ideologie forti, le grandi battaglie sui principi, la forza magnetica di partiti e movimenti. E con la fine di questo scenario si è smarrito il ruolo di leader. Anzi, sono proprio i leader a essere scomparsi dalla scena. Forse è un male, ma credo che la conclusione di un processo sia l’inizio di un’altra fase. Di leader, in realtà, lItalia è piena. Ma non sono dove ci aspetteremmo. Leader è lo studente che spiega all’amico come affrontare un esame. È l’amministratore di condominio che capisce i condomini e chiarisce i loro dubbi. Leader è l’insegnante che ama la creatività dei giovani e fa capire loro l’importanza di quanto stanno facendo. È il medico di base che affronta una famiglia colpita da una malattia. Leader è il professionista o il manager che per una volta non si sente concorrente, ma compagno di viaggio di un collega. Leader è chiunque vede negli altri se stesso e coglie la possibilità di capire gli altri perché a sua volta ha bisogno di essere capito. Se le cose stanno così, siamo tutti leader. Nessuno è escluso. E a nessuno possiamo delegare impegno e responsabilità.

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Soli, ma mai isolati

Il ritornello durante i periodi di crisi è “le istituzioni ci hanno abbandonato”. Bene, sono convinto che siamo soli anche quando non c’è qualcuno che si dimentica di noi. Non parlo qui di affetti e relazioni, ma di impresa. Perché la società, la politica e le associazioni sono importanti, ma è il singolo che deve fare un salto di qualità. Nessuno può farlo al posto suo. La solitudine è una condizione intrinseca nel voler iniziare qualcosa. Di più, è qualcosa di positivo, perché è simbolo di autonomia e di libertà: sono io a scegliere, a fare il primo passo, ad assumermi tutte le responsabilità. In una parola, sono, e posso, essere leader. Questo è fare impresa. Ed è un’opportunità per tutti: insegnanti, operai, manager, pensionati, professionisti, non solo imprenditori. Il leader, infatti, non è chi rappresenta tutti o chi ha potere, ma chi porta avanti delle idee e dei progetti. Attenzione, però: la solitudine è diversa dallisolamento, perché è una condizione positiva che permette di guardarsi dentro e scegliere in coscienza cosa fare. L’isolamento è invece sterile perché annichilisce. La solitudine – vera, sana e salutare – è presupposto per la relazione. E da qui dobbiamo ripartire.

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L’immobiliare riparte da professionalità e fiducia

Oggi voglio dedicare questo spazio domenicale a un’esperienza importante e significativa che ha coinvolto Punto Immobiliare insieme ad altre agenzie e professionisti del territorio. Per la fiera Casa su Misura ci siamo uniti sotto uno stesso vessillo, che abbiamo chiamato Noi di casa. Ed è stato un esperimento positivo e riuscito, perché ottimi sono stati i riscontri da parte del pubblico. La formula, nella sua semplicità, è stata efficace: tutti i professionisti erano a disposizione gratuitamente per una consulenza. Affitti, locazioni brevi, compravendite, le nuove potenzialità del turismo a Padova: sono questi alcuni dei temi emersi dai vari tavoli di lavoro. Dopo qualche settimana guardo quei giorni di fiera con grande ottimismo, perché sono stati una fotografia di quello che Padova può realmente offrire. Di più, è stata un’istantanea di uno stile di lavoro innovativo. Nessun campanilismo fra colleghi, ma la capacità di rafforzare sinergie; nessuna fretta nel concludere un affare, ma la possibilità di parlare con persone, prima che con clienti. Quello che ho vissuto in quei giorni è la realizzazione di un percorso che porto avanti da anni. E l’inizio di un futuro diverso.

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