L’uomo al centro dell’impresa

Gli ultimi appuntamenti di questa rubrica sono stati dedicati a un itinerario di pensiero che ha toccato molti temi: la società, le persone, i valori e i sentimenti di oggi. Ho parlato di leadership, di poteri forti, delle opportunità che si aprono davanti a noi e dei pericoli insiti in certi comportamenti. Se dovessi trovare una parola che riassuma tutto questo, sceglierei umanità. Perché è importante riportare luomo e la donna al centro della scena. Anche a livello aziendale. Mi piace pensare a una forma di umanesimo imprenditoriale e manageriale che valorizzi le qualità di ognuno, che premi la passione e la correttezza, la capacità di pensare al plurale, di mettersi nei panni dell’altro e adottare per un attimo il suo punto di vista. Ma uomo è anche il cliente: è a lui, in quanto persona, che mi rivolgo mettendo in primo piano le sue esigenze profonde, cercando di ascoltare e capire la sua storia. Solo se questo modo di intendere le relazioni, anche quelle di lavoro, si diffonderà, potremo anestetizzare, e poi debellare, quel male che si chiama furbizia, egoismo, arroganza. Riportiamo luomo al centro: é il mio augurio a voi per questo Natale e per tutto il 2016.

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La forza del potere e il potere della forza

Quali sono le conseguenze della concentrazione del potere? Che cosa succede alla società quando è dominata da forme subdole di prevaricazione? Le conseguenze sono sotto i nostri occhi: lo vediamo in certa politica, in alcune forme di associazionismo, perfino nella scuola dei bulli. Spesso, in queste realtà, dominano larroganza, la violenza e la vendetta: sono i sintomi di una grande delusione. Tutto questo si traduce in una forma malata di leadership, perché frutto di rancore e non di autorevolezza, nata dall’invidia invece che dalla voglia di impegnarsi. Quando più persone dominate da questi sentimenti si uniscono, si crea un gruppo pericoloso. Che però affascina e seduce, perché propone scorciatoie e giustifica ogni tipo di condotta. In questo senso la dimensione non conta: violenza è sempre violenza, anche se riguarda poche persone. Per questo è necessario partire dalleducazione, dai bambini, dai giovani, da chi sarà il futuro del nostro Paese. I fenomeni di bullismo nelle scuole sono segnali d’allarme, ma allo stesso tempo sono richieste di aiuto che interpellano noi adulti. E c’è da intervenire subito, prima che diventino terreno fertile per i poteri forti.

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I pericoli del potere che lusinga

La volontà di creare sinergie fra persone e di riunirle alla luce di obiettivi comuni e valori condivisi porta in sé un rischio: trasformare un fatto positivo in un sistema di potere. È una dinamica ormai fissa: nasce un gruppo di persone in modo spontaneo, poi si istituzionalizza, entra nella società civile e molto spesso fa proprie quelle consuetudini alle quali voleva ribellarsi. Ciò che si pensava fosse una rivoluzione, rimane soffocata dai poteri forti. Ma chi sono questi poteri forti? Come li riconosco? Personalmente credo che siano in mezzo a noi, così come, nelle domeniche scorse, dicevo dei leader. I poteri forti sono la parte subdola dei partiti, i bulli nelle scuole, la finanzia che calpesta il lavoro degli altri, le religioni che usano l’ingenuità per fare proseliti. Siamo noi, quando prevalgono l’ego, il rancore, l’invida, la vendetta. E sono tutti quegli atteggiamenti che mettono in campo tattiche maldestre, furberie, sgambetti. L’obiettivo spesso è difendere la posizione, senza guardare più in là del presente più immediato e del tornaconto più facile. Ecco da tutto questo è importante difendersi. Ma bisogna, prima di tutto, guardarsi dentro. Con trasparenza e onestà.

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