Perché rivolgersi a un agente immobiliare?

Ci sono professionisti con i quali abbiamo una certa consuetudine. Dal commercialista ci andiamo più o meno una volta l’anno, idem per l’assicuratore; ad avvocati, medici e architetti ci rivolgiamo per un consulto preventivo o per un parere. Nel primo caso, sono persone che interpelliamo con una certa frequenza; nel secondo, invece, perché abbiamo la necessità di competenze specifiche, che non possediamo. Il mediatore immobiliare, invece, è una categoria a parte: è percepito come un balzello, un ulteriore passaggio che si frappone fra noi e la compravendita. Il suo ruolo, così inteso, sembra quello di “burocrate”, una figura che cerca di far quadrare i desideri di una parte con le esigenze dell’altra. È tutto qui? Credo di no. Perché c’è un altro aspetto importante: gli agenti immobiliari possono avere un prezioso ruolo di consulenti. Ma quanti si rivolgono a loro per avere un parere tecnico? Quanti li interpellano per ottenere informazioni, al di là della mera compravendita? Oggi, in Italia, sono ancora in pochi, ma credo sia un’opportunità da cogliere, per evitare di considerare il tema casa solo quando diviene un’emergenza o un problema da risolvere.

Nel prossimo appuntamento:
Perché pagare un agente? 

Scarica il documento Facciamo il punto_2702_nc

Servizio e prodotto: logiche diverse per esigenze diverse

C’è una forma di insofferenza nel riconoscere nel mondo dei servizi quello che con molta serenità riconosciamo nel mondo dei prodotti. Se ho bisogno di una nuova auto, la compero; se necessitò di una nuova cucina, la cambio. Sono tutti accomunati da un certo grado di necessità. Non posso farne a meno. Bene, perché alcuni servizi sono spesso messi in discussione? Parlo ovviamente del mondo immobiliare, ma penso sia un ragionamento applicabile a tutti quei contesti dove ci sia in gioco la relazione fra individui. La domanda implicita è: visto che è una cosa che possiamo risolvere fra due persone, perché coinvolgere una figura terza? Non basta un compratore e un venditore per fare una compravendita? Certamente questi sono elementi necessari, ma non sufficienti. La cosa importante è l’oggetto della compravendita. E qui entrano competenze specifiche che solo un professionista preparato sa mettere in campo. Perché le logiche di mercato, gli sviluppi urbanistici, le caratteristiche architettoniche di un immobile sono gli strumenti di approfondimento che lagente mette a disposizione. E questo ha un solo scopo: dare più elementi possibili per una scelta serena.

Nel prossimo appuntamento:
Perché andare da un agente immobiliare?

Riconoscere ed esprimere un’esigenza

Da questa domenica vorrei iniziare una serie di appuntamenti che mettano in luce alcuni nervi scoperti del mondo dell’immobiliare, gli argomenti tabù del settore. Queste riflessioni sono il frutto di centinaia di compravendite e di consulenze che ho seguito personalmente e attraverso il mio staff. Il punto di partenza è che il cliente deve saper riconoscere di avere un’esigenza. Sembra banale, ma spesso questo passaggio è minimizzato perché impone domande importanti: ho le competenze per far fronte a questa esigenza? Ho chiaro quale tipo di bisogno mi trovo ad affrontare? Analizzare in profondità questi elementi significa mettersi in discussione. Perché, come ho più volte detto, la casa è un aspetto centrale nella biografia delle persone, è un tassello fondamentale di quel puzzle che si chiama serenità. Spesso, invece, le persone entrano in agenzia convinte che la compravendita sia mero scambio, do ut des fra venditore e acquirente. Certo, a volte può anche essere così, ma spesso, questo, è latteggiamento di chi non accetta leventualità che ci siano tempi più lunghi, mediazioni da mettere in campo e strategie da verificare. Ma per me è questa l’essenza del servizio d’eccellenza. 

Nel prossimo appuntamento:
Scambiare i servizi per prodotti

Scarica il documento Corriere del Veneto

Di che tipo di ripresa abbiamo bisogno?

È un anno particolare quello che abbiamo appena iniziato. Ci sono dati rincuoranti per l’economia, se non altro perché infondono un pò di ottimismo. Luscita dalla recessione e la ripresa sono senzaltro obiettivi auspicabili, ma vorrei porre una domanda: qual è la ripresa che può far bene al nostro paese? Me lo sono domandato spesso in questi mesi e credo che sia necessario escludere alcune opzioni. La ripartenza, a mio parere, non può essere euforica. Perché è isterica, affannosa, frutto di interventi dal fiato corto e miopi. Invece, credo, dovremo imparare a coltivare la sobrietà, le strategie che guardano al futuro, allenarsi ad essere maratoneti più che centometristi. E questa modalità può avere successo solo se c’è coesione e solidarietà fra i membri della società. E, vorrei aggiungere, anche attraverso la riscoperta del proprio limite, perché capire di aver bisogno degli altri è una consapevolezza che nasce la dove ammetto di non essere onnisciente. La ripresa parte dalle persone, prima che dai numeri, e mi auguro che il 2016 metta al centro le donne e gli uomini in tutte le loro necessità e, fra queste, anche quelle relative alla casa.

Nel prossimo appuntamento:
Riconoscere di avere un bisogno  

Scarica il documento Corriere del Veneto