Perché pagare un agente immobiliare?

È una domanda forte quella del titolo, ma che sarà l’inizio di una serie di contributi con i quali voglio approfondire alcuni temi, talvolta spinosi, per il settore di cui mi occupo. Inizio già con la risposta che in questi anni mi sono dato: un cliente paga la fiducia e, per converso, l’agente deve essere misurato e remunerato in base al sistema fiduciario che riesce a costruire. Ma si può quantificare un valore così impalpabile? In un’epoca dove si cerca di ridurre tutto a numeri e dati, come si riesce a misurare un sentimento che è umano, intimo, privato? Sono quesiti delicati, ma che riescono a spostare la partita su un campo diverso, dove le persone sono al centro di tutto. Perché se mettiamo i desideri, le storie, i progetti nel piatto della trattativa e se io, professionista, mi metto in gioco, entro con rispetto e delicatezza nella vita delle persone, allora una compravendita o una locazione assumono una luce diversa. Rimangono sempre ciò che sono, ma sono inquadrati in una prospettiva più ampia. Ed è l’agente immobiliare a dover, per primo, farsi carico di questo cambiamento e di questa evoluzione inusuale. Ma solo chi si evolve, vive.

Nel prossimo appuntamento:
Il cliente non è un paziente

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